Si esplorerà come cinema, teatro e videogiochi costruiscano e decostruiscano l’io, offrendoci mondi paralleli in cui confrontarci con le nostre maschere e i nostri eroi. Un’attenzione particolare sarà rivolta alle questioni di genere, indagate come un aspetto fondamentale del nostro essere e del nostro relazionarci con il mondo.
Moderatrice
Pina Petta
È una giornalista professionista con lunga esperienza nella redazione regionale della Rai. Ha ricoperto il ruolo di Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise e di consigliere nazionale dell’Ordine, oltre a essere nella segreteria del Comitato Tecnico Scientifico, organismo che sovraintende alla formazione e all’Esame di Stato per la professione. Nel 2023, è stata insignita dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dopo aver già ricevuto quella di Cavaliere.
Interventi

Classe 1989, è una fotografa, autrice, regista e docente cinematografica. Ha un solido percorso di studi, con una laurea triennale in Studi italiani all’Università degli studi «La Sapienza» di Roma e una laurea magistrale in Televisione, cinema e nuovi media all’Università IULM di Milano, seguite da master in Italia e all’estero. Ha iniziato la sua carriera come assistente alla regia e operatrice di macchina per poi affermarsi nella regia, dirigendo due cortometraggi La vita che ti aspetta, la sua opera prima, e Articolo 27: il sapore del riscatto, che hanno ricevuto un grande favore di pubblico e di critica, vincendo numerosi premi sia in Italia che all’estero. La sua carriera testimonia un impegno costante nel mondo del cinema e della fotografia, con una particolare attenzione alla narrazione di temi sociali. Attualmente è a lavoro alla realizzazione di un docufilm dal titolo “Ogni giorno trovato”, che racconta la vicenda umana e artistica di suo nonno, il regista Enzo Barboni in arte E.B. Clucher.
Intervento
IL CINEMA, SPECCHIO DELL’UMANO
Quando si affronta il tema dell’identità nel contesto dell’immagine, sia essa fotografica o audiovisiva, bisogna considerare che si tratta sempre di un processo estremamente dinamico di costruzione e riconoscimento.
Nel cinema, più specificatamente, sono due le identità che si confrontano e dialogano tra loro: quella del personaggio e quella dello spettatore. Il primo è portatore di un’identità costruita, per lo più con una funzione narrativa precisa, caratterizzato da innumerevoli dettagli come la sua etnia, il suo genere, il tono della sua voce, il modo in cui si veste, si muove nello spazio, le relazioni che intraprende con gli altri personaggi e, soprattutto, le scelte che fa e il modo in cui le compie. In questo modo l’immagine cinematografica, anche attraverso i suoi personaggi, diventa uno specchio culturale che, a sua volta, può riflette l’identità di un popolo o di uno specifico contesto storico e socioculturale, fosse anche di fantasia.
Nel secondo, invece, l’identità è un processo intimo, personale, privato, che si rapporta a quello che vede e verso il quale esercita o meno un processo di empatia e immedesimazione totalmente soggettivo. Essa, infatti, è un’esperienza unica ed irripetibile sia perché è inevitabilmente diversa da una persona all’altra, sia perché è modulare anche sulla base dell’individuo stesso, avendo a che fare con le sue esperienze, con la fase di vita che sta vivendo e con il modo in cui la sta affrontando.
Il cinema si approccia al concetto stesso di identità in maniera molto vasta, profonda, complessa, attraverso gli strumenti che sono propri del suo linguaggio, rendendosi uno dei mezzi più potenti ed efficaci per esplorare il mondo che ci circonda e, quindi, anche sé stessi.

Professore ordinario di Filosofia politica all’Università del Molise. Ha conseguito la Laurea in Scienze politiche presso l’Università di Pisa, il Dottorato presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e il Diploma di pianoforte presso l’Istituto Musicale “L. Boccherini” di Lucca. Dirige le collane «Difforme» e «Sakura. Filosofie e società nei prodotti culturali» (Edizioni ETS, Pisa) e la collana «Filosofia politica» (Rubbettino, Soveria Mannelli). Collabora da tempo con “UniversoCorto International Short Film Festival” (www.universocorto.org), in particolare come responsabile del “Premio Sakura”. Fra le sue più recenti monografie: Disabilità o disabilitazione? Una questione politica (Morcelliana, Brescia 2025); Mangio, quindi sono? Cibo, potere, interculturalità (Edizioni ETS, Pisa 2021); Soltanto la nuda verità. Weininger, Klimt, Schiele (Edizioni ETS, Pisa 2020).
Intervento
L’identità come identificazione e (rap)presentazione
Ciò che solitamente definiamo identità e che crediamo di esprimere per esempio ogni volta che diciamo «io sono…» è in realtà soltanto un’illusione. L’identità individuale, quel che più profondamente io sono, è infatti indicibile e incomunicabile, e assume piuttosto sempre la forma di un’identificazione, di una presentazione e di una rappresentazione. Nel mio intervento cercherò di argomentare a favore di questa tesi, connettendola al potere dell’immagine e del cinema, che può essere sia conservativo, quando riproduce e riafferma le identificazioni e rappresentazioni dominanti, sia trasformativo, quando riesce a modificarle, portando allo scoperto il gioco dell’identità.

Filosofa e scrittrice, vive e lavora in Molise. È stata docente di Storia e Filosofia nei licei e di Didattica della filosofia all’Università del Molise; è oggi consulente filosofica di Treccani Futura, Feltrinelli Educational e Fondazione Quid Plus. Autrice di saggi e romanzi, è tra le voci più attive della filosofia divulgativa in Italia: tiene conferenze, collabora con giornali e riviste e conduce Caffè filosofici in diverse città italiane.
Il suo saggio Il filosofo che c’è in te (Feltrinelli 2019), più volte ristampato e tradotto in portoghese, è stato anche allegato a Repubblica. Tra i titoli successivi: Il filosofo influencer, S.O.S. Filosofia, Instant filosofia, Le quaranta parole della filosofia, Contro-filosofia dell’amicizia. Il libro rosa della filosofia, Il bello tra le crepe, tutti per il Gruppo editoriale Feltrinelli.
Come romanziera ha pubblicato per Corbaccio La casa di tutte le guerre, Le donne dei Calabri di Montebello, Donna Fortuna e i suoi amori (candidato al Premio Strega 2023) e L’ultima estate in paese. Ha scritto inoltre romanzi per ragazzi e collaborato con la RAI come autrice di sceneggiati radiofonici storici.
Ospite del Salone del libro di Torino, di BookCity Milano, di Domosofia e di Passaggi Festival, ha presentato le sue opere in tutta Italia e all’estero. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio internazionale “Città di Como” (2022) e il Premio San Domenichino (2023).
Intervento
Specchi infranti, maschere riscritte: identità e genere tra storia, filosofia e rappresentazione
Il rapporto tra identità e immagine è stato spesso letto come un gioco di rispecchiamento, ma la filosofia femminile mostra che lo specchio non è mai neutro: è modellato da sguardi e poteri che decidono chi merita visibilità e chi resta invisibile. Dalle allegorie rinascimentali ai profili digitali, il femminile è stato ridotto a superficie estetica, mentre il maschile ha detenuto il potere di interpretare e nominare. Decostruendo questa gerarchia, la filosofia rivela l’identità come pratica culturale: maschere che vincolano, ma che possono essere riscritte. Le teorie contemporanee — dalla performatività di Butler al subjective fit — mettono in luce la natura dinamica e politica dell’identità. L’intervento affronterà genealogie storiche della rappresentazione, il tema del male gaze, le teorie filosofiche sul genere come processo e la divulgazione filosofica come spazio critico tra imposizione e libertà.

Docente a contratto all’Università Cattolica del Sacro Cuore e a NABA (Nuova Accademia di Belle Arti). Si occupa principalmente di videogiochi, industrie creative e comunicazione. Ha scritto numerosi libri tra cui PlayHer. Rappresentazioni femminili nei videogiochi (con G. Martino, Tlon, 2025) e Game Culture. Luoghi non comuni del videogioco (il Mulino, 2024). Ha anche scritto numerosi articoli accademici e divulgativi sul medium videoludico. Collabora con “FinalRound” e con “La lettura” (l’inserto del Corriere della Sera). Tiene una rubrica settimanale sul quotidiano «Libertà» in cui parla di videogiochi e cultura. Dirige la collana «Loading» presso Ledizioni, dedicata alla saggistica videoludica.
Intervento
Dentro altri corpi: avatar, empatia e identità nei mondi videoludici
Nei videogiochi, specialmente quelli in VR, l’assunzione di corpi digitali diversi dal proprio può generare un effetto di “empatia aumentata”: il giocatore, vivendo esperienze attraverso avatar con identità differenti (per genere, etnia, abilità ecc.), sviluppa una maggiore sensibilità verso quelle stesse identità anche al di fuori del contesto ludico. Questo intervento esplora come il design degli avatar influenzi la formazione dell’identità del videogiocatore e il suo riconoscimento con soggettività altre. L’obiettivo è riflettere su come l’immagine digitale possa diventare uno strumento di trasformazione sociale e personale che esce dai confini stessi del videogioco.

Alessia Volpe, dottoressa in sicurezza internazionale e diplomazia economica, si occupa di gestione di crisi e risposte umanitarie in territori di guerra. Come operatrice umanitaria ha vissuto sia in Ucraina che in Palestina.
Intervento
Identità e ostilità: discorsi politici, disinformazione e impatti individuali nei conflitti armati
Il discorso intende esplorare come le identità individuali e collettive vengano manipolate nei contesti di guerra attraverso retoriche di governo e narrazioni politiche, inclusa la disinformazione. In particolare, verrà analizzato come il linguaggio istituzionale e mediatico contribuisca a costruire figure del “nemico” e a proiettare ostilità verso specifici gruppi o stigmatizzazione verso gli individui. La riflessione si focalizzerà su due casi emblematici: l’aggressione russa in Ucraina e la guerra a Gaza, letta anche come genocidio del popolo palestinese. Verranno mostrati esempi di come le categorie identitarie vengano mobilitate per giustificare azioni belliche e repressioni. Il discorso metterà in luce le connessioni tra macro-dinamiche politiche e micro-esperienze individuali, proponendo una lettura critica delle responsabilità statali nella produzione di ostilità. Infine, si rifletterà sulle possibilità di resistenza, di costruzione di contro-narrazioni e di recupero di spazi di riconoscimento dell’identità al di là della logica del nemico.

Dottore in scienze e tecniche psicologiche, si occupa principalmete di psicoeducazione. La varietà di conoscenze e passioni lo hanno portato
ad approfondire le più svariate tecniche di approccio al benessere unendo il mondo occidentale con quello orientale, con il fine di un equilibrio che punta sempre al “movimento”.
Videogiocatore ed esploratore di mondi virtuali, ha collaborato con i Videogame Therapist,
inserendo delle esperienze all’interno del libro “Video Game Therapy®️. Teoria e pratica
clinica” (con F. Bocci 2024) in cui si analizzano le potenzialità del medium videogioco per la socialità e la gamification. Altra collaborazione con la testata ProjectFun dove ha avuto modo di approfondire
come il videogioco possa essere uno strumento valido per la formazione, la salute ed il benessere, utilizzando i nuovi strumenti messi a disposizione delle AI come il Vibecoding. «La chiave di tutto è il gioco, e il videogioco è solo una virtualizzazione della stessa».”
Intervento
AVATAR: il disimpegno morale della propria immagine
Nel contesto videoludico, e ancor più nelle esperienze in VR, “indossare” un corpo virtuale diverso dal proprio può ampliare le soft e le hard skill del giocatore. Attraverso avatar che rappresentano identità lontane dalla propria, sia per genere che per provenienza o caratteristiche fisiche, l’utente sperimenta prospettive nuove che possono favorire una maggiore apertura e comprensione nella vita reale. L’intervento propone una riflessione su come le scelte estetiche e progettuali degli avatar influenzino il modo in cui il giocatore percepisce se stesso e gli altri sia nel mondo virtuale che reale. Si farà riferimento agli studi psicologici, filosofici e letterari per capire come la ricerca di simulacri sia una costante nella vita degli esseri umani. Si intende così mostrare come la rappresentazione digitale possa diventare un mezzo di crescita personale e un veicolo di trasformazione sociale che va oltre la dimensione del gioco indipendentemente dal contesto psicosociale che ci circonda.


