Attraverso un percorso multidisciplinare, si esploreranno le sfaccettature dell’essere: dalla prospettiva filosofica che interroga il sé, all’approccio antropologico che indaga le identità culturali, fino all’analisi sociologica, psicologica e linguistica che ne delineano i confini e le evoluzioni.
Moderatrice 
Sabrina Varriano
Tra informazione, prima, e comunicazione politico-istituzionale poi, è giornalista professionista dal 2010. Il debutto nel mondo dei giornali nel 2003.
Principalmente notista di politica, ha raccontato i maggiori fatti di cronaca avvenuti in Molise negli ultimi 20 anni. Nel 2024 va in onda sul Nove come una delle voci protagoniste di “Cuore Nero”, il documentario che ricostruisce il massacro di Ferrazzano compiuto nel 2005 da Angelo Izzo. Dal 2023 lavora all’Università del Molise nella comunicazione social d’Ateneo. Liceo classico e Scuola Holden. Poi Fabrizio De André, Pino Daniele e un po’ di libri.
Interventi

Filosofo e saggista. Ha condotto ricerche presso l’Università “La Sorbona”; collabora con riviste nazionali e internazionali. Ha scritto sull’«Espresso» e oggi scrive soprattutto sulle pagine culturali di «Avvenire». Ha pubblicato diverse monografie, tra cui: Carlo Antoni. Un filosofo liberista (pref. di Serge Audier, Rubbettino 2016); Croce e l’ansia di un’altra città (Mimesis, 2017); L’altro Croce. Un dialogo con i suoi interpreti (Mimesis, 2018); Guido de Ruggiero. Il ritorno alla ragione, a cura di, insieme a Francesco Mancuso (Rubbettino, 2018). Dopo aver concluso lavori di ricerca nel campo dell’idealismo italiano ed europeo, tra l’Università di Messina e Paris 1 Sorbonne, adesso si occupa in particolar modo di nichilismo contemporaneo e della «nuova postmodernità»: termine da lui coniato e presentato per la prima volta in un’intervista rilasciata a “Rai Cultura” il 16 marzo 2025.
Intervento
Dall’Io al Nessuno: perdita di un’identità
Il mio intervento è strutturato in tre parti: nella prima proverò a fornire delucidazioni teoretiche a proposito della natura dell’Io e dell’Altro; nella seconda, invece, farò capire i motivi per cui l’esistenza stessa dell’Io dipende dalla presenza velata e insondabile dell’Altro, come del resto dimostra faticosamente l’intera cultura occidentale dal periodo greco fino alla postmodernità; infine, cercherò di esprimere questa tesi: nella fase del post-Covid, che ho chiamato la «nuova postmodernità», l’Io è rimasto ormai solo a causa dello spegnimento di ogni traccia dell’Altro, il cui tramonto sta provocando l’inedita trasformazione dell’Io in Nessuno; quest’ultimo, da non confondere con quello indicato da Pirandello, Heidegger o da alcune interpretazioni del buddismo Zen, sta diventando il vero protagonista del nostro tempo.

Insegna Estetica all’Università del Molise. Ha studiato filosofia all’Università di Pisa, di Monaco di Baviera e di Bochum e ha si è addottorata presso la Scuola Normale Superiore. È stata borsista post-doc all’Università Statale di Milano, visiting professor all’Università di Valencia, research fellow dell’Italian Academy della Columbia University e del Zentrum für Literatur -und Kulturwissenschaft di Berlino. I suoi interessi di ricerca sono incentrati sull’estetica dell’Idealismo tedesco, le teorie della modernità, i rapporti tra letteratura e filosofia, le rappresentazioni della soggettività e le concezioni filosofiche della vecchiaia.
Intervento
Identità e invecchiamento. Prospettive filosofiche
In una società in cui l’età media si allunga costantemente, le questioni relative alla vecchiaia e all’invecchiamento divengono sempre più centrali. Temi come la dimensione temporale dell’identità personale, la differenza tra la percezione esterna e l’autopercezione dell’individuo che invecchia, i condizionamenti storico-culturali e di genere nella definizione della vecchiaia sono oggetto di un’ampia riflessione nella filosofia contemporanea. L’intervento cercherà di tracciare un quadro sintetico delle posizioni teoriche più rilevanti, a partire da La vieillesse di Simone de Beauvoir.

È una linguista italiana, professoressa ordinaria di Linguistica Generale presso l’Università degli Studi del Molise. Ha conseguito un dottorato in Linguistica all’Università di Roma Tre. Insegna Linguistica generale, Public speaking, Italiano come Lingua straniera all’Università degli studi del Molise. È autrice di oltre 120 articoli apparsi su riviste nazionali e internazionali e di alcune monografie tra cui: Che cos’è il Public speaking? (Carocci, Roma 2025); Così piccola, così utile: usi e abusi del che (Cesati, Firenze 2024), La lingua nella comunicazione. Corso di linguistica generale (Le Monnier, Firenze 2020); Variabilità linguistica. Temi e metodi della ricerca (Carocci, Roma 2018); Frontiere della scrittura. Lineamenti di web writing (Carocci, Roma 2013). Ha contribuito con diverse voci di sintassi all’Enciclopedia dell’Italiano (2010) per l’Istituto dell’Enciclopedia italiana, Treccani.
Intervento
Lingue, voci, appartenenze: l’identità come pratica linguistica
L’identità non è qualcosa che portiamo addosso una volta per tutte, ma si costruisce e si reinventa ogni volta che parliamo. Le nostre scelte linguistiche — che lingua usare, quale accento mantenere, quali parole scegliere — raccontano chi siamo e con chi vogliamo entrare in relazione. Parlare una lingua minoritaria può essere un atto di resistenza, usare un dialetto un modo per segnare appartenenza, cambiare registro una strategia per adattarsi al contesto. Anche nelle conversazioni quotidiane, attraverso sfumature, impliciti e gesti verbali, costruiamo continuamente la nostra immagine di noi stessi e degli altri. La sociolinguistica e la pragmatica ci mostrano così come il linguaggio non sia solo uno strumento di comunicazione, ma il luogo vivo in cui si dà forma a identità individuali e collettive.

Architetto, specializzata in restauro, dopo una breve esperienza nella scuola è entrata nel Ministero della cultura dove ha lavorato nelle soprintendenze di Siena e Grosseto e del Lazio, e come soprintendente in Calabria, nella provincia di Roma e nel Viterbese (Tuscia, Etruria meridionale). Ha studiato esempi di architettura medievale e barocca, e si è dedicata all’elaborazione di progetti di tutela del paesaggio e dell’edilizia diffusa dei centri storici. Ha all’attivo anche la difesa di esempi pregevoli di architettura contemporanea minacciati da facili sostituzioni o stravolgimenti.
Quanto di meglio ha fatto nella vita è stata l’adozione, con il marito Maurizio Federico, biologo dell’ISS, di due fratellini ucraini di cinque e sette anni, dopo una lunga attesa per le procedure e le disavventure vissute. La triste vicenda, nel 2020, della morte della figlia diciassettenne, avvenuta per la cura avventata di una patologia ematologica benigna scoperta poco prima, ha trovato sfogo in un’azione civica di informazione e mobilitazione per una sanità pediatrica più attenta e più rispettosa dei diritti di minori e famiglie. Una sanità che ritrovi la capacità di ascolto e l’umanità, perdute nella ricerca dell’efficienza, del profitto e del successo accademico dei protagonisti in camice bianco che popolano gli ospedali.
A quattro mani con il marito ha pubblicato il libro Le tre vite di Lisa (Youcanprint 2023 e Armando edizioni 2024), presentato in oltre 40 occasioni e vincitore di due premi (Cosenza Città della Cultura — Narrativa edita 2025; e Premio mondiale Tulliola — Renato Filippelli 2025), e sta dando alle stampe un altro testo, prosieguo ideale del primo (Armando 2025, titolo in corso di definizione).
Intervento
Io e non più io. Gli effetti del Ppubblico sull’individuo e viceversa
Proveniente da una famiglia generosa di aiuti verso i bisognosi, con un padre avvocato volontario vincenziano dedito all’ascolto e alla difesa legale degli indigenti, ora funzionario pubblico, dirigente di un ufficio di tutela di monumenti e paesaggio, dedita all’interlocuzione con diversi portatori di interessi dai cittadini, agli amministratori, agli imprenditori, alle associazioni ambientaliste… Quanto ha influito sulla mia percezione del mondo e della società in cui viviamo, e quanto sull’azione quotidiana che conduco, quanto ho subito dal 2020 ad oggi?
Ho percepito la perdita della capacità di ascolto (e dell’empatia) da parte del sistema dell’assistenza sanitaria, nel mio caso una struttura pediatrica cattolica, ma anche la perdita della capacità di ascolto delle categorie di cittadini dalle quali ci si aspetta tutela. L’informazione non vuole aprire alle notizie scomode, il corpo medico sa di doversi auto-proteggere e non vuole rischiare fratture, la giustizia è dalla parte dei forti. Come e più di quanto mi è capitato nella professione, quanto a tratti ho dovuto subire l’attenzione degli inquirenti, coinvolti per abili denunce che avevano lo scopo di fermare l’azione di tutela di monumenti e paesaggio che nel mio ruolo ho condotto negli anni. Ho scritto un libro, a quattro mani con mio marito, per raccontare la breve vita di mia figlia Lisa, adottiva e a lungo attesa, brutalmente troncata ad opera dei “buoni”. L’abbiamo fatto per avere ascolto. Non condivisione, ma ascolto. E invece veniamo allontanati, trovando spazio soltanto nelle piccole realtà locali, o nelle reti di informazione alternative. Peggio ancora della morte di una figlia è, nel nostro caso, quanto sta avvenendo dopo, con la percezione della morte della società civile, e della società di uomini.
Quale rimedio a questa deriva? Come interrompere la catena?
Forse a tranciarla dovrebbero essere i forti. Ricordandosi che dietro ai diritti sanciti ci sono i bisogni fondamentali dell’uomo.

